Approfondimenti
La storia dell’ambulanza
Parte seconda
Italia: le Pubbliche Assistenze
Come nel resto d'Europa anche in Italia la seconda metà dell'800 vide il fiorire di nuove associazioni di volontariato, laiche o religiose, nate dalla volontà popolare di assicurarsi un soccorso garantito in ambito soprattutto cittadino. Enti quali la Croce Bianca, la Croce Verde e moltissime altre ancora crebbero sostenute dalla benevolenza della cittadinanza e ben presto divennero, assieme alle già citate Misericordie, un insostituibile cardine del soccorso extra ospedaliero italiano. Erano nate le Pubbliche Assistenze. La necessità di riunirsi, viste le comuni ispirazioni ed obiettivi fece sì che al I congresso nazionale, tenutosi a La Spezia nel 1892, parteciparono ben 50 sodalizi. Per quanto riguarda i carri ambulanza si impose una certa tendenza alla costruzione di carri leggeri, atti al trasporto di un unico infortunato in barella; talvolta lo spazio interno consentiva anche ad un soccorritore di stare accanto al trasportato, anche se lo spirito era quello di correre il più velocemente possibile verso l'ospedale in quanto le possibilità assistenziali sul posto e durante il trasporto erano alquanto limitate.
In alcune città si adottarono allestimenti di barelle su biciclette o tandem per dare vita alle ciclolettighe, diffuse allora e rimaste in uso fin dopo la II Guerra Mondiale. Queste avevano strutture e progettazioni diverse che consentivano un utilizzo diversificato a seconda delle zone. In alcune gradi città, europee e non, si realizzarono allestimenti su tram con ovvi limiti di circolazione ed intervento.
Dalla prima alla seconda guerra mondiale
La fine della guerra contribuì all'unione delle forze per far fronte alla ricostruzione, come in Inghilterra dove la British Red Cross Society e la Saint John Ambulance formarono nel 1919 l'Home Ambulance Service, primo esempio di soccorso civile diffuso a livello nazionale e garantito dalla cooperazione di enti diversi. Con la costruzione di grandi ospedali sorsero anche servizi di ambulanze che si appoggiavano ad essi. Intorno agli anni '20 si iniziò a privilegiare l'automobile rispetto agli autocarri, dotata di una sola barella centrale e con molto spazio interno con maggiore luminosità. I nuovi autoveicoli consentivano di avere tre attendenti a bordo dei mezzi e le grandi ambulanze, sebbene arcaiche dal punto di vista motoristico, avevano all'interno una barella principale spesso sovrapposta da un'altra ed il vano sanitario, chiuso o finestrato, cominciava ad avere caratteristiche tutto sommato abbastanza moderne. I parchi macchine dei vari enti vedevano accanto alle nuove ambulanze i vecchi carri o addirittura le lettighe di qualche decennio prima. Lo scoppio della II Guerra Mondiale vide un rapido sviluppo degli automezzi, e di conseguenza, delle ambulanze. Pur conservando la vecchia logica militare di avere mezzi per il trasporto di più feriti, le parti in guerra diedero grossa importanza al trattamento precoce degli stessi. La Croce Rossa stabilì radicalmente la sua autorità nel campo del diritto internazionale con il trattamento anche dei prigionieri di guerra e al termine del conflitto questo ente si occupò anche del soccorso in ambito civile.
Il dopoguerra
Le migliorie degli anni seguenti la guerra furono soprattutto meccaniche, mentre le organizzazioni di soccorso disponevano di ampi parchi macchine anche perché si riconvertirono spesso le ambulanze militari utilizzate nel conflitto appena concluso. Si svilupparono i sistemi di segnalazione: ad esempio negli Stati Uniti erano diffuse le sirene già da un decennio mentre in quasi tutta Europa ed in Italia le ambulanze si segnalavano con la croce che si accendeva sul tetto. Dal 1959, in Italia iniziò a comparire per obbligo di legge il lampeggiante blu; le ambulanze venivano costruite su telai di automobili, le dimensioni esterne erano ridotte e lo spazio interno consentiva solo ad un attendente di sedere a fianco del trasportato: la filosofia era sempre quella di correre verso l'ospedale.
L'esperienza americana
La svolta avvenne alla metà degli anni '60 negli Stati Uniti. Le ambulanze erano anche lì esclusivamente dei mezzi che servivano a portare il paziente in posizione orizzontale verso il più vicino ospedale accompagnato dal personale più vario. I costruttori di ambulanze erano gli stessi dei carri funebri nei quali venivano convertiti i mezzi una volta raggiunte troppe miglia di utilizzo.
Nel 1966 il Consiglio Nazionale di Ricerca dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense pubblicò un impressionante rapporto sulle morti evitabili causate dalle carenze strutturali extra ospedaliere e dei dipartimenti d'urgenza. Il governo federale ne prese atto ed incaricò il Dipartimento dei Trasporti di riordinare il soccorso territoriale. Già nel 1968 venne istituito il 911 quale numero unico per le chiamate d'emergenza. I vigili del fuoco divennero parte integrante dei sistemi di soccorso unendo così molto spesso le peculiarità tecniche a quelle sanitarie. La normativa conosciuta come KKK (1974) riordinò tutte le ambulanze degli USA, che vennero suddivise in 3 tipi, a seconda della struttura di costruzione.
La Star of Life fu utilizzata quale simbolo degli EMS (Emergency Medical Service) e più tardi divenne simbolo internazionale dell'emergenza. I mezzi diventarono negli anni sempre più dei centri mobili di rianimazione mentre si iniziavano a praticare sul posto manovre di stabilizzazione e terapia precoce. Nel 1981 Rick Kendrick, volontario californiano, ideò il KED per il salvataggio di vittime incidentate.
La situazione italiana
In Italia negli anni '60 i furgoni costituivano la base per la maggioranza delle ambulanze, rifacendosi alla produzione di quegli anni. Il Fiat 1100 T era forse il più diffuso, alternativa era la produzione della Alfa Romeo con il noto "ROMEO" molto utilizzato dall'esercito e dagli enti pubblici in genere. Gli interni erano semplici e spartani; le ambulanze su telaio di automobile, con poco spazio ma più veloci, erano più adatte a viaggi lunghi; la barella era piuttosto pesante ed era necessario appoggiarla su un carrello all'arrivo in ospedale. Dall'inizio degli anni '70 il Fiat 238 si rivelerà un'ottima ambulanza per quasi un ventennio sapendosi adattare nel tempo a varie soluzioni anche di spazio facendosi così imitare anche da altri furgoni. Le alternative erano date dalla produzione della Volkswagen con il primo Transporter e ancora dall'Alfa con il noto F12.